Il turismo dentale promette un sorriso nuovo a una frazione del prezzo: un volo, qualche giorno in una clinica all’estero e un preventivo che sembra imbattibile.
È una tentazione comprensibile, soprattutto per chi deve affrontare lavori importanti come la sostituzione di denti mancanti. Il conto finale, però, non coincide sempre con quello del preventivo.
Tra complicanze, viaggi di ritorno e interventi da rifare, il risparmio iniziale può ridursi fino a sparire. Ecco quali sono i rischi del turismo dentale e dove si nascondono i costi che nessun pacchetto mette in conto.
Si parla di turismo dentale quando ci si sposta in un altro Paese per sottoporsi a cure odontoiatriche, quasi sempre per spendere meno. Le prestazioni più richieste sono le più costose: protesi, impianti e terapie parodontali.
Il fenomeno è in forte crescita. Secondo la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, nel 2023 circa 200.000 italiani sono andati all’estero per protesi e impianti, il doppio rispetto all’anno precedente.
La meta più scelta è l’**Albania**, con circa 50.000 pazienti italiani l’anno, seguita da Croazia, Romania e Turchia. Il flusso verso l’Albania è tale che l’Ambasciata d’Italia a Tirana ha diffuso una nota per invitare i connazionali alla prudenza.
Il primo dei rischi del turismo dentale riguarda la qualità delle cure. Gli specialisti segnalano materiali scadenti, studi odontoiatrici non adeguatamente sicuri e carenze di farmaci, fattori che possono compromettere il risultato.
Le conseguenze più frequenti sono ascessi, infezioni e difficoltà di masticazione. Sono problemi che di solito emergono dopo il rientro e che vanno risolti in Italia, da un altro dentista.
I numeri danno la misura del fenomeno: secondo la stessa società scientifica, in un caso su tre al ritorno compaiono complicanze che rendono necessario un nuovo intervento, spesso già nei primi tre-sei mesi.
Gli impianti dentali sono la cura che spinge di più a partire, ed è anche quella in cui la fretta pesa di più. Nel turismo dentale per gli impianti, infatti, capita spesso che si accorcino i tempi di guarigione e si riducano i controlli dopo l’intervento.
Il problema comincia già dalla diagnosi. In molti casi la valutazione iniziale si limita all’**invio di una radiografia**, mentre un piano di cura serio richiede un’anamnesi approfondita e la conoscenza delle condizioni cliniche del paziente.
Gli specialisti segnalano anche l’abitudine di inserire più impianti del necessario, dando per scontato che alcuni possano non funzionare. Una scelta che aumenta l’intervento chirurgico invece di renderlo più sicuro.
Un errore tipico delle cure concentrate in pochi giorni è intervenire sui denti trascurando ciò che li sostiene. Impianti, ponti e corone vengono talvolta inseriti senza curare prima i tessuti di supporto e senza risolvere infiammazioni o granulomi.
I tessuti di supporto sono gengiva, legamento, cemento e osso, cioè l’apparato che la parodontite può distruggere progressivamente. È una malattia insidiosa perché spesso avanza senza dolore, e per questo può passare inosservata a una visita frettolosa.
Costruire un lavoro protesico su una base malata significa esporlo a problemi fin dall’inizio, anche quando i materiali sono di buona qualità.
Il richiamo principale del turismo dentale è il prezzo: all’estero le cure possono costare anche tre volte meno. Ma il preventivo copre di solito solo le prestazioni, non tutto ciò che sta intorno.
Il primo costo nascosto è logistico: voli, alloggio, giorni di ferie e, spesso, più viaggi per completare il lavoro. Ogni controllo successivo, se fatto nella stessa clinica, richiede un nuovo spostamento.
Il secondo è il più pesante. Quando qualcosa va storto, il lavoro va spesso rifatto: secondo la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, chi si ritrova con la bocca da rifare dopo tre-sei mesi affronta costi triplicati. Il risparmio, a quel punto, si trasforma in una spesa doppia.
Anche con una clinica affidabile, resta il problema della distanza. Le complicanze possono presentarsi a mesi dall’intervento, quando tornare dal dentista che ha eseguito il lavoro significa organizzare un altro viaggio.
C’è poi il tema delle garanzie e della responsabilità. Far valere i propri diritti in caso di errore o danno è più complicato quando la struttura si trova in un altro Paese, con norme, lingua e procedure diverse.
Il risultato è che molti pazienti finiscono per rivolgersi a un dentista vicino casa per gestire problemi nati altrove, spesso partendo da un quadro clinico più complicato di quello iniziale.
Prima di scegliere il turismo dentale, conviene confrontare non solo i preventivi ma il costo complessivo del percorso: viaggi, soggiorni, controlli e l’eventualità di un intervento correttivo.
Vale la pena anche chiedersi quanto tempo è previsto per la diagnosi e per la guarigione, e chi seguirà i controlli negli anni successivi. Le cure odontoiatriche più complesse non finiscono il giorno dell’intervento.
Infine, la vicinanza conta: avere il dentista a portata di mano significa poter intervenire subito quando qualcosa non va, senza aspettare il prossimo volo.
Il turismo dentale può sembrare un affare, ma tra complicanze, controlli a distanza e lavori da rifare il conto rischia di salire molto oltre il preventivo. Diagnosi accurata, tempi di guarigione rispettati e controlli nel tempo sono ciò che rende davvero duraturo un trattamento.
WeDental Care ha due studi dentistici a Roma, in Via Ostiense, zona Piramide, e in Viale degli Ammiragli, in Prati, dove si eseguono trattamenti di implantologia, protesi, parodontologia e chirurgia orale.
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